di Claudia Gennari
Dal 9 luglio al 4 settembre 2011 il Museo Archeologico e d’Arte della Maremma ospita la mostra “La Divina Commedia di Tono Zancanaro”, dedicata ai lavori di un artista padovano (Padova 1906-1985) che i collezionisti grossetani conoscono bene perché frequentò molto la Maremma. La mostra, organizzata dal CEDAV e patrocinata dal Comune di Grosseto, è inserita nel progetto “Maremma in-Contemporanea 2011” promosso dalla Provincia di Grosseto. Filo conduttore di tutte le iniziative del progetto è il tema dantesco “Identità e Unione degli opposti”. L’evento principale sarà rappresentato dalla mostra itinerante della Rete museale provinciale su Salvador Dalì dal titolo “Ossessione Dalì. Dalla commedia dantesca ai racconti esistenziali”.
Antonio ‘Tono’ Zancanaro è stato uno dei più importanti disegnatori e incisori del secondo dopoguerra in Italia sia per la maestria con cui gestiva la tecnica incisoria sia per l’impegno politico e comunicativo che ogni sua stampa ancora porta: la sua produzione artistica comprende una varietà di temi che spaziano dalla satira politica al racconto realistico, dalla figurazione erotica ad un estroso e visionario vedutismo urbano. Durante la sua vita, Zancanaro aveva instaurato un rapporto speciale con il capoluogo maremmano. La sua prima volta a Grosseto era stata nel 1955, in occasione della “Rassegna Nazionale del Realismo”, quando il Comune acquistò l’opera Pescatori di Comacchio: fu l’inizio di un legame rinfrancato dai numerosi soggiorni dell’artista. Appassionato di archeologia, l’antica terra degli Etruschi fu per Tono inesauribile fonte di studio e ispirazione. Il Palazzo della Provincia di Grosseto ospitò nel 1966 le stampe che Tono Zancanaro e Renato Guttuso avevano dedicato alla Divina Commedia. Al poema dantesco Tono si era rivolto a partire dal 1964 con centinaia di disegni preparatori per conto dell’editore Laterza di Bari, utilizzando diversi colori per identificare le tre cantiche: il nero della china acquerellata per l’Inferno, il rosso della carta per il Purgatorio e l’azzurro per il Paradiso. Su sfondo azzurro anche l’interpretazione di Paolo e Francesca. Successivamente l’artista fece dei disegni una serie litografica, acquisita interamente dall’amministrazione comunale.
Nel 2007 la città lo celebra ancora una volta con la mostra organizzata dal CEDAV dal titolo “SottoTono, opere di Tono Zancanaro della collezione del Comune di Grosseto”, che presentava al pubblico per la prima volta sedici opere dell’artista acquisite dall’amministrazione negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Dopo questa iniziativa, l’Archivio Storico Tono Zancanaro di Padova donò al Comune di Grosseto ben 147 opere mai esposte fino a questo momento.
Oltre alle famose stampe dedicate alla Divina Commedia, verranno esposte altre opere di Zancanaro che asseconderanno la divisione tematica del capolavoro di Dante: la dimensione del male rappresentata dalla figura mostruosa del Gibbo, la dimensione paradisiaca dei paesaggi e delle figure femminili mitizzate, la dialettica tra queste due dimensioni espressa dal lavoro dell’uomo che cerca di emanciparsi dallo sfruttamento.
Con il Gibbo Zancanaro dà forma estetica al suo impegno politico antifascista. In un gioco di travestimenti, il Gibbo, caricatura di Mussolini, si ridicolizza e dà sfoggio della sua vanità diventando una volta un goffo ballerino, un’altra calzando i pattini a rotelle in viaggio verso la capitale. La sua versatilità è evidenziata anche nelle incisioni della donazione grossetana, che mostrano in modo chiaro le caratteristiche di questo personaggio: è un essere deforme, esuberante, osceno, ambiguo. É un mostro di lussuria con insaziabile sete di potere, presuntuoso e narcisista. Non ritroviamo la stessa veemenza nelle scene paesaggistiche, osservazioni del tutto soggettive della realtà. Ciò vale per gli scorci della sua Padova, visioni fatte di vicoli e chiassi dimenticati, immersi in un’atmosfera sospesa nel tempo, privi di indicazioni temporali o presenze umane. Ravenna e la Romagna dove Tono coltivava la fruttuosa amicizia con Dario Fo e Franca Rame. La Sicilia frequentata con assiduità dagli anni Cinquanta, con particolare attenzione per le zone archeologiche di Selinunte, Mozia e Capo D’Orlando. Tra le onde del Mediterraneo affiorano i profili di donne sensuali, Brunalba e Brunanotte, legati alla storia e ai miti della Magna Grecia. Infine l’esperienza della Resistenza e le fatiche dell’uomo che si nobilita attraverso il sudore del lavoro. Dai Pescatori di Comacchio ai macchinari delle Officine Breda a Cadoneghe, ai carusi siciliani. Le intonazioni si fanno più cupe e moderate quando deve raccontare le storie tragiche dei partigiani impiccati, di chi ha perso la vita nel nome della libertà: emblematica in questo senso è l’incisione A Beloynnais e compagni in cui l’artista ricorda la fucilazione del leader del partito comunista greco torturato e giustiziato nel 1952 durante la guerra civile.
“Non ricordo –afferma l’artista- avventura più forte, esaltante e preziosa di illustrare la Divina Commedia […] Si direbbe che Dante conosca solo il paesaggio dei sentimenti, figure, fatti umani, accampati nel tempo e nella storia, somma prestigiosa di tutto ciò ‘che dovevano rappresentare’”.
La mostra invita dunque a ripercorrere questo viaggio dantesco, lasciandosi accompagnare dallo sguardo pungente e rivoluzionario di Tono Zancanaro nelle vesti di un moderno Virgilio.